giovedì 12 gennaio 2012

La talpa

L'imminente uscita della versione cinematografica de "La Talpa", film tratto dal famoso "Tinker, Tailor, Soldier, Spy" scritto nel 1974 dal maestro inglese del genere spy story, John le Carré, mi ha spinto a rileggere questo libro che io considero un capolavoro della letteratura del secolo scorso. La storia è affascinante e malinconica perché lo sono i suoi protagonisti, agenti del servizio segreto britannico, ormai ridotto ad essere l'ombra di quello che fu in epoca imperiale quando l'Inghilterra dominava il mondo con colonie in cinque continenti. 
La trama in sintesi è la seguente: 1973, in piena guerra fredda, George Smiley, un ex agente del servizio, familiarmente chiamato Circus, in semi-pensionamento, viene richiamato e incaricato di scovare una "talpa" che si annida tra i membri dei servizi segreti britannici, che si sospetta essere una spia sovietica.  Il romanzo fu ispirato da fatti veramente avvenuti al vertice dei servizi inglesi quando lo stesso le Carrè ne era membro, precisamente dalla vicenda di Kim Philby (un agente doppiogiochista al servizio del KGB che fece saltare la copertura a molti agenti britannici).
Smiley non ha niente a che vedere con James Bond, il modello di spia moderna, interpretato sullo schermo da Sean Connery, eroe sofisticato, elegante e sex symbol degli anni 60 che allora andava per la maggiore. Egli infatti è tutto fuorché un eroe: è un ometto triste e dimesso, malinconico e sensibile, tradito dalla moglie e dagli amici, ma è anche un grandissimo incassatore che fa della pazienza, della sua umanità e della capacità di attendere le sue armi vincenti.
Il racconto è il primo di una trilogia di romanzi che vede al centro il fantomatico capo del KGB, Karla, che era riuscito ad inserire, con un paziente lavoro di infiltrazione durato anni, in un posto di comando la "talpa", chiamata Gerald. L'agente, insospettabile membro del Circus, era riuscita a prendere il controllo dei servizi segreti dopo la morte di Controllo, l'ex capo di Smiley. Controllo stesso, che già sapeva dell'esistenza della "talpa", poco prima di morire, aveva affidato a un agente fedele,  Jim Prideaux, un'importante missione: mettersi in contatto con un militare ceco per ottenere il nome del traditore. Ma la missione fallisce, Controllo, vecchio e malato muore, permettendo alla "talpa" stessa di prendere il potere L'agente infiltrato dal KGB aveva creato una serie di falsi rapporti provenienti dall'URSS, vere disinformazioni da scambiare con autentiche importanti notizie sul servizio britannico. 
In questo sfacelo il vecchio e deluso Smiley richiamato in servizio, riuscirà pazientemente e dolorosamente a scoprire l'identità della talpa al prezzo della perdita di un amico (e della scoperta che i tradimenti della moglie erano in parte causati dalla talpa, cioè dall'amico che ne era divenuto l'amante). Il titolo originale "Tinker, Tailor, Soldier Spy" è un gioco di parole che prende spunto dalla filastrocca inglese per bambini "Tinker, Tailor, Soldier, Sailor, Richman, Poorman, Beggarman, Thief" (Stagnaio, Sarto, Soldato, Marinaio, Ricco, Povero, Straccione, Ladro), nomi con i quali Smiley, etichetta in codice i sospettati della sua ricerca che si conclude con la scoperta del traditore, della "talpa".
Insomma il romanzo non è solo un'avvincente immersione nel mondo segreto dello spionaggio durante la guerra fredda, è anche il racconto della fine delle grandi illusioni maschili del '900, quali l'amicizia, la gloria, l'onore, l'amore, che tramontano insieme al sogno imperiale britannico, ultimo grande impero europeo. Non a caso Smiley è un intellettuale eurocentrico, linguista raffinato, padrone di una conoscenza perfetta del tedesco al punto di poter essere considerato bilingue, cultore della poesia barocca germanica.
Vedremo se il film di Tomas Alfredson in programmazione domani sera al Metropolis rispetterà la struttura del testo come lo fu nella precedente versione televisiva del romanzo, uno sceneggiato del 1979, anch'esso intitolato in originale “Tinker, Tailor, Soldier, Spy”, con una splendida interpretazione di Alec Guinness nella parte di Smiley. Quella che più mi affascina del romanzo è, infatti, la figura antieroica del vecchio agente sul viale del tramonto. Egli non crede ormai più a niente e nessuno, tanto meno agli ideali della sua giovinezza, salvo uno: l'amore, tenero e disperato per la moglie adultera. L'ultima illusione di un uomo senza illusioni.

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