venerdì 30 marzo 2012

"Italiani in bianco e nero-1974/1984" in mostra a Palazzolo

E' il titolo della mostra fotografica, realizzata da Carlo Arcari, che verrà presentata domenica, 1 aprile 2012 nel salone del Centro Anziani ARCI di Palazzolo Milanese.

La mostra è una selezione di 25 immagini che l’autore, fotoreporter e giornalista, collaboratore di quotidiani e settimanali, di numerose agenzie fotografiche tra cui Marka e Grazia Neri, editore del mensile “Immagine Fotografica”, ha realizzato in un periodo che va dal dicembre 1974 alla fine del 1984.
l'Italia fotografata in quegli anni era un Paese popolato ancora da emigranti che vivevano nelle baracche dei cantieri di Zurigo dove lavoravano senza permesso di soggiorno, operai-artigiani e operai-massa, famiglie che si arrangiavano col lavoro a domicilio, consumi poveri, pensionati, preti che affermavano: “la chiesa è del popolo”, terroristi, Carabinieri, politici, sindacalisti. Un’Italia in transito da un dopoguerra persistente ad un consumismo incerto e ineguale sulla quale è ancora utile oggi fare delle riflessioni, anche alla luce della crisi economica e sociale che attualmente stiamo attraversando.
Alla presentazione della mostra, che sarà visibile fino a domenica 8 aprile, l'autore illustrerà le immagini inquadrandole nella loro epoca e discuterà di fotogiornalismo e impegno sociale nell'era della comunicazione digitale con tutti i presenti.  

domenica 25 marzo 2012

Sostiene Tabucchi

La notizia della morte dello scrittore Antonio Tabucchi, mi ha spinto a cercare tra gli scaffali della libreria la copia di "Sostiene Pereira" che mi regalò mio padre un Natale di 16 anni fa.
 Me lo regalò perché è un bellissimo libro sul giornalismo, sul coraggio e sulla libertà, e dal momento che nel '95 avevo improvvisamente smesso di scrivere sui giornali, egli riteneva che avessi bisogno di un supplemento di coscienza e di motivazione.
Il romanzo di Tabucchi era uscito in Italia, edito da Feltrinelli, nel 1994 e aveva vinto il Premio Super Campiello, il Premio Scanno e il Premio Jean Monnet per la Letteratura Europea. Il suo protagonista divenne subito il simbolo della difesa della libertà d'informazione per gli oppositori politici di tutti i regimi antidemocratici. "Sostiene Pereira" è la frase con la quale l'autore  inizia e conclude il suo romanzo, e la sua ripetizione ipnotica nel corso della narrazione, lascia credere che l'autore abbia scritto la storia con il personaggio davanti, come in un'intervista o una confessione. 
Il romanzo è ambientato a Lisbona nel 1938, in pieno regime salazarista. Pereira è un giornalista anziano, che dopo 20 anni di cronaca nera era finito a dirigere la rubrica letteraria di un piccolo quotidiano filofascista della capitale, il Lisboa. Un uomo mediocre, quieto, senza idee politiche, appassionato alla letteratura francese e al ricordo di sua moglie, morta da qualche anno di tubercolosi, con il cui ritratto continua a parlare ogni giorno, che vive di omelette alle erbe e limonata con molto zucchero che consuma nello stesso ristorante tutti i giorni.
Fino a quando, leggendo su una rivista un articolo che parlava della morte, decide di contattare l'autore per offrirgli un posto di collaboratore della sua pagina culturale. L'autore, uno studente squattrinato di nome Monteiro Rossi, di origini italiane, accetta senza titubanze; Pereira lo assume in prova, più per avere qualcuno con cui discutere che per vera necessità e gli propone di scrivere dei necrologi anticipati di personaggi celebri ancora in vita ("coccodrilli" nel gergo giornalistico), in modo da essere pronti in caso di morte improvvisa del soggetto.