lunedì 25 febbraio 2013

"Storie di viaggi": viaggio Milano - Legnano




 VIAGGIO MILANO- LEGNANO

di Maria Antonietta Peverati

Nei primi anni del dopo guerra, fine anni quaranta, inizio anni cinquanta, era grande festa per me e mia sorella quando mamma e papà decidevano di andare a Legnano dove vivevano i parenti da parte di papà. Ciò succedeva tre o quattro volte all’anno.


Ci si alzava presto la domenica mattina perché da Viale Monza, dove abitavamo a Milano, si doveva arrivare in Corso Sempione, nei pressi dell’Arco della Pace, al capolinea del mitico tram chiamato “El gamba de legn”, percorso Milano-Legnano. 
Con il grande entusiasmo dei bambini prendevamo posto sui sedili di legno accanto ai finestrini dove, con i visi incollati ai vetri seguivamo il percorso in città e poi oltre la Gallaratese, attraverso piccoli borghi, paesini e tanta campagna coltivata che secondo le stagioni ci offriva i suoi colori, il verde tenue della primavera, l’oro delle messi d’estate e gli splendidi contrasti in autunno. La velocità ridotta ci permetteva di osservare questa parte di mondo così diversa dal nostro vivere in città. Le numerose fermate ad ogni borgo di quattro case erano un continuo saliscendi di persone, quasi sempre contadini vestiti a festa con grandi ceste e grossi fagotti, probabilmente in visita a parenti. In un periodo in cui ci si spostava in bicicletta oppure su carretti, almeno la domenica si concedevano il lusso di viaggiare più comodi.
Dopo circa due ore di viaggio scendevamo a Legnano, altri venti minuti a piedi ed eccoci arrivati dalla zia Marietta, la sorella maggiore di papà, la zia ricca dicevamo perché aveva una grande casa con un bellissimo giardino. La zia era piccola e grassottella, severa e benestante ma molto avara, solo quando arrivava papà, il fratello prediletto, allentava i cordoni della borsa e ci offriva un lauto banchetto, apparecchiato nell’antica sala da pranzo, aperta solo per le occasioni speciali. Il primo ad accoglierci era Silvio(nome abbastanza insolito per quei tempi), un cagnolino che fungeva da guardiano che abbaiava e ringhiava ferocemente finché non veniva slegato, dopo di ché era tutto un correre e saltarci addosso festoso. Assomigliava tantissimo alla zia, praticamente una palla di lardo, ma più simpatico ed affettuoso con noi bambine, era il nostro giocattolo della giornata.
Lo zio Amerigo, su di un lato del giardino aveva un bel laboratorio di falegnameria e a volte ci faceva trovare un giocattolo di legno.
A pranzo terminato mentre gli adulti, allegri dopo aver bevuto qualche bicchiere in più se la raccontavano, noi scorrazzavamo per il giardino in assoluta libertà, seguiti da Silvio, il cagnolino. Gli alberi da frutto, secondo le stagioni, erano un dolce invito e spesso salivamo tra i rami meno alti a coglierne i frutti. Sul limitare del giardino, in fondo e quasi abbandonato, c’era un piccolo bosco, umido e ombroso e qui era il nostro mondo fantastico, dove tra rami di noccioli gli uccellini cantavano indisturbati, la luce filtrava tra le foglie ed era tutto avvolto in un alito di mistero che ci trasformava in fate e folletti, finché il richiamo dei genitori ci riportava alla realtà.
Il viaggio di ritorno era quasi un’incognita perché poco dopo essere saliti sul tram che ci riportava a Milano, con il buio e lo sferragliare delle rotaie, ci addormentavamo stanche ma felici della nostra bella giornata trascorsa nientemeno che a Legnano.

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