martedì 5 marzo 2013

"Storie di viaggi": Penelope


PENELOPE

di Stefania Peverati


Scende la tenebra ancora e – ancora sola, disfo la tela.
Mi muovo piano, compio gesti accorti, con gli occhi socchiusi nella penombra.
Mi sento così stanca questa notte, sebbene in apparenza non ne abbia ragione.
Non ho solcato onde tumultuose, non ho valicato aspre alture,
non ho consumato le mie suole lungo strade desolate di pietre sconosciute.
Non mi sono allontanata dal mio telaio, dalla mia stanza a picco sul mare, dalla mia finestra aperta sull’oscurità,
da cui posso ascoltare laggiù, le onde infrangersi sulla scogliera,
e in alto nel cielo ammirare la luna, rotonda come una madre benevola.
Eppure sono andata così lontano, in questo mio viaggio invisibile e lungo, lungo e lento, lento e profondo.
Profondo - quanto è profonda la mia solitudine.
A me non è occorso recarmi altrove, per sostenere grandi sfide.
A me non è occorso andare a cercare orribili creature da affrontare su isole remote,
perché ho potuto incontrarne negli abissi del mio cuore, negli antri bui della mia mente.
Non mi sono sfuggiti, né io ho potuto negarmi a loro.
Qui, tra le quattro mura di questa stanza, siamo stati soli - io e i miei mostri.
Notte dopo notte, li ho guardati diritto negli occhi, li ho affrontati a mani nude,
con movimenti precisi, puliti e ripetuti.
Mentre disfacevo la mia tela, uno a uno li ho debellati.
Uno a uno, meticolosamente, di loro mi sono liberata.
Ogni fibra che ho sciolto da questa tela è un vincolo allentato intorno al mio cuore,
ogni nodo districato è un soffio di vento che porta profumi di zagare e di mare e gonfia le vele dell’anima mia,
ed ora, in piedi sul davanzale di questa finestra spalancata, la sento – la brezza che mi sfiora la pelle,
e la vedo – quella carezza di luce laggiù all’orizzonte, è proprio in quell’immensità che voglio andare a riposare.
Mancava un ultimo nodo, un passo nel nulla soltanto –  ora sono pronta a salpare.

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