lunedì 12 gennaio 2015

Restare Umani, nonostante tutto

Perché Parigi?



La strage di Parigi ha lasciato sgomenti.
Per la scelta, come obiettivi, dei giornalisti di Charlie Hebdo, di poliziotti e di alcuni cittadini francesi di origine ebraica e per la ferocia dimostrata dai terroristi.
La risposta dei francesi e dell’Europa tutta è sembrata all’altezza della sfida alla libertà e alla convivenza civile, anche se sembravano (od erano) assenti dalla manifestazione parigina Obama, Putin e il premier cinese.
Ora, dopo la grande commozione di ieri, cosa succederà?
Quali le reazioni degli Stati e delle persone?
Le politiche sociali e di inclusione miglioreranno o peggioreranno? L’Europa si aprirà di più alla libertà, democrazia e partecipazione o si chiuderà a riccio con meno Schenghen e più frontiere? Le politiche razziste e islamofobe: troveranno nuovo alimento ?

Tante domande restano senza una plausibile risposta.

Non sono incline alle teorie complottarde che poi, alla fine non spiegano nulla ma ho percepito una sensazione di “deja vu” nella scelta dei tempi dell’atto terroristico.

Perché proprio adesso?
Proprio adesso che sembra avviarsi, in Europa, il ripensamento delle politiche di austerità con la ventilata vittoria di Tsipras alle elezioni politiche greche?
Proprio adesso che la predicazione di Papa Francesco sull’inclusione comincia a farsi concreta? Proprio adesso che la dirigenza Palestinese accede agli organismi internazionali come Stato legittimo e riconosciuto da più di 130 paesi?
C’è una relazione causale o casuale tra i diversi fenomeni?

Perché Parigi?
Perché è un attacco al cuore dell’Europa? Perché l’Europa non deve tornare ad essere un protagonista economico e politico della scena internazionale quando gli equilibri mondiali sembrano definitivamente spostati sulle sponde di altri oceani?

Perché li la strage provoca più clamore, più attenzione dei media e perché vi si da più valore alla vita delle persone che invece a centinaia possono morire in Nigeria, in Siria o in Libia? O ci sono altri motivi?
Restano sullo sfondo altre domande ben più scottanti a cui alcuni osservatori attenti rivolgono una circospetta attenzione.

Da dove vengono le ingenti risorse per finanziare gli attentati e le milizie terroristiche sparse per Asia e Africa? Cosa sta succedendo in Libia. Nigeria, Siria? E’ vero che sono coinvolti settori del mondo arabo moderato come l’Arabia Saudita e gli Emirati?

I servizi di intelligence americani e israeliani che sono sempre stati così vicini alle monarchie del petrolio non ne sanno nulla?

E quali sono gli interessi in gioco? Ormai è chiaro a tutti che non si tratta di scontro di civiltà, come preconizzava O. Fallaci, ma di lotta per la supremazia ed il controllo di vaste aree del mondo in tutti i continenti.
Chi ci aiuta a capire e a discernere tra eccesso di informazioni (tv, giornali, social media..) e conoscenza reale dei processi storici?
Se e vero che bisognerà coniugare repressione, conoscenza ed integrazione in dimensione straordinaria cosa dobbiamo e possiamo fare noi a Paderno Dugnano?
Non appartenendoci il tema della repressione (esclusiva degli stati e delle forze dell’ordine) cosa possiamo fare sul fronte della conoscenza e della integrazione?

Perché la Biblioteca Tilane e l’Assessore alla Cultura non ci aiutano a capire questi eventi organizzando occasioni puntuali con docenti ed esperti competenti e non di parte?

Noi innanzitutto dobbiamo Restare Umani e impegnarci, con le nostre piccole forze, per la Libertè l’Egalitè e la Fraternitè.

Qui e ora.

12 gennaio 2014
Gianfranco Massetti

1 commento:

  1. Caro Gianfranco, concordo pienamente con quello che hai scritto. Ci sono sempre troppe coincidenze, ogni volta che può succedere qualcosa di nuovo e di buono, ecco che il terrore incombe. Dopotutto le lobbie delle armi sono molto forti e ci vivono su questo, perchè comunque vada, vincono sempre, armano gli uni e gli altri. La guerra genera guerra, Afganistan, Iraq ce l'hanno insegnato, ma si continua comunque ad esportare democrazia (così dicono) e a fomentare odio, una catena senza fine. Adriano

    RispondiElimina